LITOST- the otherness

La parola che si indirizza ai muri

ha la proprietà di ripercuotersi.

I muri sono fatti per circondare un vuoto”

J.Lacan

Il muro è l’oggetto archetipico che rappresenta la volontà di evitare il confronto con l’alterità e allo stesso tempo porta sempre con se le possibilità diametralmente opposte, di essere abbattuto, scavalcato, di custodire messaggi scritti, in sostanza di compiere degli atti che rendano possibile un incontro.

Nel percorso concettuale dell’autrice il muro è ciò che esprime il paradosso insito nell’ordine delle cose, la metafora dello scarto, della distanza esistente tra due esseri umani, due popoli, tra il corpo e la parola, l’immagine e la materia.

L’autrice danza lungo il confine che vi è tra corpo e linguaggio, lasciando emergere la schisi presente tra il movimento corporeo soggettivo, e l’universo dei significati linguistici. Il movimento escogita una fuga da un discorso surreale e fantastico in cui emerge il profilo di un’umanità dedita alla costruzione di muri come opera principale della civiltà. Ne emerge un oggetto muro perturbante, caricato delle angosce e delle frenesie di una intera società, con il quale la partitura coreografica della danzatrice tesse un legame, ma allo stesso tempo, forse è la ricerca di una evasione verso una dimensione altra.

Idea, danza e coreografia: Marianna Miozzo

Testo e drammaturgia: Gabriele Dalla Barba

Produzione Artisti Drama

Con il supporto di: Sign6 a Bruxelles, IFA Accademy2014 Inteatro a Polverigi e Nuove Traiettorie 2015

Finalista al premio OUTLET 2016 (ACS Abruzzo) e vincitore premio Move Off 2020 ( Motus Danza)

ENGLISH

The wall is the archetypal object that represents the desire to avoid confrontation with the otherness and at the same time it always brings with it the diametrically opposed possibility to being shot down, bypassed, to guard posts, essentially to commit acts that make possible an encounter.

In the conceptual path of the author, the wall is what expresses the paradox inherent to the order of things, the metaphor of the distance between two humans, two peoples, between the body and the word, image and matter.

The performer dances along the border between body and language, leaving out the cleft between the subjective body movement, and the universe of linguistic meanings. The movement trys to escape from a surreal and fantastic speech in which emerges the profile of a humanity dedicated to building walls as the major work of civilization. What emerges is a disturbing object loaded of the anguish and the frenzy of the whole society, with which the choreographic score weaves a bond, but at the same time, maybe it’s the quest for delivery to another dimension.

Concept and performance: Marianna Miozzo

Text: Gabriele dalla Barba

Production: Artisti Drama

with the support of: Sign6 in Bruxelles, IFA Accademy2014 at Inteatro, Nuove Traiettorie2015.

Litost is finalist for Outlet awards 2016 (ACS Abruzzo) and winner of the price Move Off 2020 (Motus Danza)